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Chia 20 km
All’inizio della splendida Costa del Sud, la strada provinciale sfiora la bella
torre di Chia ed il minuscolo centro balneare omonimo, conservatosi “a misura d’uomo”
: il “vecchio” paesino è ancora composto da poche ville, ombreggiate da grandi alberi
di fico. Dall’altura su cui sorge la torre si ammirano verso oriente la spiaggetta di
Porto Chia e l’isolotto Cardulinu, unito alla terraferma da un cordone sabbioso;
verso ovest la spettacolare distesa di spiagge ed intatte dune colonizzate da secolari
ginepri, con la Collina di Cogoni, il promontorio di Porto Campana e la spiaggia S’Acqua
Durci.
Quest’ultima ha davanti l’inconfondibile, grande Scoglio su Giudeu, il cui nome
trova riferimento probabilmente nel colore scuro della roccia, oppure perché è abitato
dal polpo, detto localmente pruppu giudeu. L’isolotto lo può essere raggiunto a piedi,
nel basso fondale sabbioso, per ammirare dell’alto dei suoi 18 metri, le acque
dell’incredibile, cristallina trasparenza color verde smeraldo che lo circondano,
e che bagnano anche il lungo arenile di sabbia dorata.
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Chia 20 km
All’inizio della splendida Costa del Sud, la strada provinciale sfiora la bella
torre di Chia ed il minuscolo centro balneare omonimo, conservatosi “a misura d’uomo”
: il “vecchio” paesino è ancora composto da poche ville, ombreggiate da grandi alberi
di fico. Dall’altura su cui sorge la torre si ammirano verso oriente la spiaggetta di
Porto Chia e l’isolotto Cardulinu, unito alla terraferma da un cordone sabbioso;
verso ovest la spettacolare distesa di spiagge ed intatte dune colonizzate da secolari
ginepri, con la Collina di Cogoni, il promontorio di Porto Campana e la spiaggia S’Acqua
Durci.
Quest’ultima ha davanti l’inconfondibile, grande Scoglio su Giudeu, il cui nome
trova riferimento probabilmente nel colore scuro della roccia, oppure perché è abitato
dal polpo, detto localmente pruppu giudeu. L’isolotto lo può essere raggiunto a piedi,
nel basso fondale sabbioso, per ammirare dell’alto dei suoi 18 metri, le acque
dell’incredibile, cristallina trasparenza color verde smeraldo che lo circondano,
e che bagnano anche il lungo arenile di sabbia dorata.
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Grotta di Su Mannau - Tempio di Antas
Dalla grotta di Su Mannau verso il Tempio Punico-Romano di Antas, percorrendo un antico
sentiero romano, attraverso una foresta sempreverde di leccio. Proseguendo ci si immerge
nella profonda gola della foresta di Gutturu Pala-Pubusinu.
Non perdete il tempio di Antas,
nell’omonima vallata a soli 10 minuti da Fluminimaggiore: è sicuramente uno dei più
interessanti di tutta la Sardegna. Sotto l’impero di Caracalla, agli inizi del III secolo
d.C., i Romani lo edificarono a ridosso di un tempio punico risalente al 500 a.C.,
innalzato per adorare il dio Sardus Pater Babai. Le popolazioni nuragiche locali
avevano adorato il dio Sid Addir e, sotto il dominio dei Punici giunti da Cartagine,
la divinità Sid Addir Babai.
Anche i popoli nuragici, tuttavia, avevano scelto quella
zona per i loro riti sacri, come confermano alcuni reperti. Sono ancora ben visibili i
resti di un grande pavimento a mosaico e otto colonne con capitelli dorici, oltre a due
vasche per le abluzioni. Il tempio di Antas fu scoperto nel 1836 dal generale Alberto La
Marmora.
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Porto Paglia 35 km
Lungo le coste di Gonnesa, poco a sud della spiaggia di Funtanamare, si stendono le dune,
le spiaggette e le scogliere di Porto Paglia, dominate dalle stupende architetture
dell’omonima Tonnara.
Un tempo in semiabbandono, questi edifici comprendevano le antiche
abitazioni dei tonnarotti, e la darsena dove erano ricoverate barche, barconi e attrezzature.
Ben ristrutturata, ospita attualmente un villaggio turistico.
Non lontano dalla tonnara si trova la spiaggia di Is Arenas, con
le vaste dune retrostanti, che prosegue verso nord formando con Funtanamare uno splendido arenile lungo circa 4 Km.
La costa, verso
sud, è invece più alta e rocciosa: qui sorge, su uno scoglio lambito dalle onde che ha circa le stesse dimensioni dell’edificio,
l’antica chiesetta dei tonnarotti, l’unica in Sardegna cui si possa accedere direttamente da una barca, che può essere ancorata alla
minuscola banchina del “sagrato”.
Per raggiungerla a piedi si passa attraverso un basso fondale marino, saltando da uno scoglio all’altro.
¨ Realizzato nella seconda metà del Settecento lo stabilimento rimase attivo sino al 1974.?Il complesso comprende edifici a
due piani (dove veniva effettuata la lavorazione del pesce) - articolati attorno ad un cortile - una chiesetta e un moncone di
torre di avvistamento spagnola, risalente al 1598.
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Isola di Sant'Antioco
A circa 20 km Cala Lunga, piccola insenatura solitaria con spiaggia sabbiosa e bei fondali,
ed il Portu Sciusciau, col suo alto faraglione ed il suo ambiente naturale più selvaggio.
Qui la spiaggia è ciottolosa e l’entroterra, fino alla Cala Lunga, è sparso di aridi pascoli
ma anche di superstiti boschetti di lentischi e soprattutto ginepri, molto rari nel resto del
territorio isolano.
Da evidenziare anche il tratto costiero detto Su Cavu de Su Logu, ancora
più a sud. La sua origine vulcanica è testimoniata da una lunga falesia di lava scurissima,
sparsa di massi di varie dimensioni inglobati da rocce tufacee anch’esse di colore nero, che
caratterizzano fortemente la solitaria natura dell’intera zona.
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Museo del Carbone della Miniera di Serbariu a Carbonia
Recentemente inaugurato (novembre 2006), il Centro Italiano della Cultura del Carbone di
Carbonia si pone come uno strumento di tutela, valorizzazione e promozione dell’importante
complesso di archeologia industriale di Serbariu.
La più grande miniera di carbone di tutto
il territorio italiano, ormai inattiva, trova così la sua consacrazione in ambito turistico:
un museo che illustra al visitatore la travagliata storia dei minatori e delle loro famiglie,
mostra l’intero ciclo produttivo e le diverse tecniche di coltivazione del carbone, custodisce
una vasta collezione di lampade e attrezzi d’epoca utilizzati in miniera e racconta le varie
fasi di nascita e sviluppo di Carbonia. La visita si sviluppa a partire dalla lampisteria, la
sala argani e infine, attraverso il pozzo, una lunga galleria ripercorre una ricostruzione degli
ambienti del sottosuolo minerario. Il percorso si conclude attraverso delle gallerie allestite
con moderni sistemi di coltivazione che adottano grandi macchinari, ancora oggi utilizzati in
miniere carbonifere attive, come Nuraxi Figus.
Nel complesso verrà allestito l’archivio storico
e antropologico della città mineraria, il Museo Paleontologico e Speleologico “E.A. Martel” nel
padiglione delle ex officine e infine il Centro di ricerca per lo sviluppo delle tecnologie
energetiche pulite nato da un partenariato fra l’Amministrazione comunale e la Sotacarbo SpA.
Bookshop, bar e sala conferenze sono i plus del complesso, attorno al quale sono tuttavia ancora
in corso i lavori per il recupero degli edifici delle ex officine per l’allestimento di nuove
strutture ricettive e di ristoro.
Centro Italiano della Cultura del Carbone Loc. Grande Miniera di Serbariu, 09013 Carbonia (CI)
Telefono e fax uffici 0039 0781 670591 - Telefono biglietteria 0039 0781 62727
Serbarìu, l'interesse per il carbone in un'area del Sulcis
Serbariu (Carbonia): l’interesse esercitato dal bacino carbonifero di questa porzione del Sulcis,
durante il periodo fascista portò alla nascita della città di Carbonia, inaugurata da Benito
Mussolini in persona il 18 dicembre 1938. È l’esempio più importante di centro minerario pianificato
di tutta l’Italia. L’economia del territorio ruotava attorno allo sfruttamento delle miniere di
carbon fossile: oltre a Serbariu vanno citate quelle antecedenti di Nuraxi Figus, Seruci e Cortoghiana
(in tutto davano lavoro a poco meno di quindicimila minatori).
Le limitazioni comunitarie, alcuni decenni fa, decretarono la fine di questo settore: il carbone
sardo presenta un’elevata percentuale di composti sulfurei, giudicati altamente inquinanti.
I castelli dei pozzi di estrazione e l’impianto di caricamento del carbone sono ormai diventati
nostalgici simboli di quel periodo, che in epoca recente ha prodotto grosse sacche di disoccupazione.
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Masua e Nebida 35 km
I graziosi centri minerari di Masua e Nebida, sulle coste di Iglesias, vantano uno dei più incantevoli
panorami costieri di tutta la Sardegna. Il litorale presso i due paesini è formato da rocce metallifere
dal particolare colore violaceo, in netto contrasto con il candore dei tre isolotti calcarei detti S’Agusteri
(quello a nord e quello al centro) e Il Morto (quello meridionale, più grande), che emergono dal mare
prospiciente. La veduta è chiusa poi dalle rupi del M. Nai, da cui in remote epoche geologiche si staccò
lo splendido faraglione del Pan di Zucchero.
Questo è certamente uno degli angoli più scenografici di tutte le coste sarde; l’isolotto emerge dal mare per 132 metri, essendo alto, dunque,
quanto la cupola della chiesa di S. Pietro a Roma. Tutta la zona è costituita da calcare metallifero; vi funzionarono, in passato, numerose miniere:
ancor oggi si ammira quella, straordinaria, di Porto Flavia, con ingresso posto a metà parete, a molte decine di metri sul livello del mare. Addirittura
anche il Pan di Zucchero un tempo fu oggetto di ricerche e sfruttamento minerario, come dimostrano alcuni resti di scale e cavi per il trasporto del
minerale; un’altra particolarità è data da due archi di roccia, transitabili in barca, che si aprono ai lati nord e sud dell’isolotto.
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Masua e Nebida 35 km
I graziosi centri minerari di Masua e Nebida, sulle coste di Iglesias, vantano uno dei più incantevoli
panorami costieri di tutta la Sardegna. Il litorale presso i due paesini è formato da rocce metallifere
dal particolare colore violaceo, in netto contrasto con il candore dei tre isolotti calcarei detti S’Agusteri
(quello a nord e quello al centro) e Il Morto (quello meridionale, più grande), che emergono dal mare
prospiciente. La veduta è chiusa poi dalle rupi del M. Nai, da cui in remote epoche geologiche si staccò
lo splendido faraglione del Pan di Zucchero.
Questo è certamente uno degli angoli più scenografici di tutte le coste sarde; l’isolotto emerge dal mare per 132 metri, essendo alto, dunque,
quanto la cupola della chiesa di S. Pietro a Roma. Tutta la zona è costituita da calcare metallifero; vi funzionarono, in passato, numerose miniere:
ancor oggi si ammira quella, straordinaria, di Porto Flavia, con ingresso posto a metà parete, a molte decine di metri sul livello del mare. Addirittura
anche il Pan di Zucchero un tempo fu oggetto di ricerche e sfruttamento minerario, come dimostrano alcuni resti di scale e cavi per il trasporto del
minerale; un’altra particolarità è data da due archi di roccia, transitabili in barca, che si aprono ai lati nord e sud dell’isolotto.
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Masua e Nebida 35 km
I graziosi centri minerari di Masua e Nebida, sulle coste di Iglesias, vantano uno dei più incantevoli
panorami costieri di tutta la Sardegna. Il litorale presso i due paesini è formato da rocce metallifere
dal particolare colore violaceo, in netto contrasto con il candore dei tre isolotti calcarei detti S’Agusteri
(quello a nord e quello al centro) e Il Morto (quello meridionale, più grande), che emergono dal mare
prospiciente. La veduta è chiusa poi dalle rupi del M. Nai, da cui in remote epoche geologiche si staccò
lo splendido faraglione del Pan di Zucchero.
Questo è certamente uno degli angoli più scenografici di tutte le coste sarde; l’isolotto emerge dal mare per 132 metri, essendo alto, dunque,
quanto la cupola della chiesa di S. Pietro a Roma. Tutta la zona è costituita da calcare metallifero; vi funzionarono, in passato, numerose miniere:
ancor oggi si ammira quella, straordinaria, di Porto Flavia, con ingresso posto a metà parete, a molte decine di metri sul livello del mare. Addirittura
anche il Pan di Zucchero un tempo fu oggetto di ricerche e sfruttamento minerario, come dimostrano alcuni resti di scale e cavi per il trasporto del
minerale; un’altra particolarità è data da due archi di roccia, transitabili in barca, che si aprono ai lati nord e sud dell’isolotto.
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Masua e Nebida 35 km
I graziosi centri minerari di Masua e Nebida, sulle coste di Iglesias, vantano uno dei più incantevoli
panorami costieri di tutta la Sardegna. Il litorale presso i due paesini è formato da rocce metallifere
dal particolare colore violaceo, in netto contrasto con il candore dei tre isolotti calcarei detti S’Agusteri
(quello a nord e quello al centro) e Il Morto (quello meridionale, più grande), che emergono dal mare
prospiciente. La veduta è chiusa poi dalle rupi del M. Nai, da cui in remote epoche geologiche si staccò
lo splendido faraglione del Pan di Zucchero.
Questo è certamente uno degli angoli più scenografici di tutte le coste sarde; l’isolotto emerge dal mare per 132 metri, essendo alto, dunque,
quanto la cupola della chiesa di S. Pietro a Roma. Tutta la zona è costituita da calcare metallifero; vi funzionarono, in passato, numerose miniere:
ancor oggi si ammira quella, straordinaria, di Porto Flavia, con ingresso posto a metà parete, a molte decine di metri sul livello del mare. Addirittura
anche il Pan di Zucchero un tempo fu oggetto di ricerche e sfruttamento minerario, come dimostrano alcuni resti di scale e cavi per il trasporto del
minerale; un’altra particolarità è data da due archi di roccia, transitabili in barca, che si aprono ai lati nord e sud dell’isolotto.
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Cala Domestica 38 km
La costa sud-occidentale della provincia di Cagliari nasconde un altro angolo di aspetto selvaggio:
tra Buggerru e Nebida, infatti, si stendono per molti chilometri le falesie calcaree di Cala Domestica.
Unica vera insenatura di questa zona, si divide a sua volta in una spiaggia più grande ed in una più piccola,
detta La Caletta.
Presso l’arenile principale si trovano i ruderi di fabbricati dipendenti dalle vicine miniere
abbandonate: qui una volta giungeva una piccola ferrovia per il trasporto dei minerali, che venivano imbarcati
sulle navi.
La Caletta, accessibile attraverso una galleria scavata dai minatori, rivela una piccola spiaggia
ben riparata dai venti settentrionali. Di fronte, nella penisola calcarea e spoglia sorge una torre spagnola,
che domina tutta la costa.
Un ambiente di indubbio interesse, dove si manifesta ancora con immutata suggestione
tutto il fascino selvaggio delle coste sarde. è la cala detta Porto di Canal Grande, con la grotta delle Spigole
che attraversa da una parte all’altra l’intera falesia.
Qui sono davvero notevoli le mineralizzazioni, dagli
splendidi e particolari colori, che s’individuano sulle pareti di roccia scistosa. Anche il Portu Sciusciau,
sempre a sud di Cala Domestica ma compreso tra quest’ultima e il Porto di Canal Grande, offre una visuale di
singolare fascino selvaggio, con le sue alte pareti di calcare giallastro, traforate da piccole grotte ed archi
di roccia.
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Cala Domestica 38 km
La costa sud-occidentale della provincia di Cagliari nasconde un altro angolo di aspetto selvaggio:
tra Buggerru e Nebida, infatti, si stendono per molti chilometri le falesie calcaree di Cala Domestica.
Unica vera insenatura di questa zona, si divide a sua volta in una spiaggia più grande ed in una più piccola,
detta La Caletta.
Presso l’arenile principale si trovano i ruderi di fabbricati dipendenti dalle vicine miniere
abbandonate: qui una volta giungeva una piccola ferrovia per il trasporto dei minerali, che venivano imbarcati
sulle navi.
La Caletta, accessibile attraverso una galleria scavata dai minatori, rivela una piccola spiaggia
ben riparata dai venti settentrionali. Di fronte, nella penisola calcarea e spoglia sorge una torre spagnola,
che domina tutta la costa.
Un ambiente di indubbio interesse, dove si manifesta ancora con immutata suggestione
tutto il fascino selvaggio delle coste sarde. è la cala detta Porto di Canal Grande, con la grotta delle Spigole
che attraversa da una parte all’altra l’intera falesia.
Qui sono davvero notevoli le mineralizzazioni, dagli
splendidi e particolari colori, che s’individuano sulle pareti di roccia scistosa. Anche il Portu Sciusciau,
sempre a sud di Cala Domestica ma compreso tra quest’ultima e il Porto di Canal Grande, offre una visuale di
singolare fascino selvaggio, con le sue alte pareti di calcare giallastro, traforate da piccole grotte ed archi
di roccia.
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Funtanamare
Lungo le coste di Gonnesa, poco a sud della spiaggia di Funtanamare, si stendono le dune, le spiaggette e
le scogliere di Porto Paglia, dominate dalle stupende architetture dell’omonima Tonnara.
Non lontano dalla
tonnara si trova la spiaggia di Is Arenas, con le vaste dune retrostanti, che prosegue verso nord formando
con Funtanamare uno splendido arenile lungo circa 4 Km.
La costa, verso sud, è invece più alta e rocciosa:
qui sorge, su uno scoglio lambito dalle onde che ha circa le stesse dimensioni dell’edificio, l’antica chiesetta
dei tonnarotti, l’unica in Sardegna cui si possa accedere direttamente da una barca, che può essere ancorata
alla minuscola banchina del “sagrato”. Per raggiungerla a piedi si passa attraverso un basso fondale marino,
saltando da uno scoglio all’altro.
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Funtanamare
Lungo le coste di Gonnesa, poco a sud della spiaggia di Funtanamare, si stendono le dune, le spiaggette e
le scogliere di Porto Paglia, dominate dalle stupende architetture dell’omonima Tonnara.
Non lontano dalla
tonnara si trova la spiaggia di Is Arenas, con le vaste dune retrostanti, che prosegue verso nord formando
con Funtanamare uno splendido arenile lungo circa 4 Km.
La costa, verso sud, è invece più alta e rocciosa:
qui sorge, su uno scoglio lambito dalle onde che ha circa le stesse dimensioni dell’edificio, l’antica chiesetta
dei tonnarotti, l’unica in Sardegna cui si possa accedere direttamente da una barca, che può essere ancorata
alla minuscola banchina del “sagrato”. Per raggiungerla a piedi si passa attraverso un basso fondale marino,
saltando da uno scoglio all’altro.
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Funtanamare
Lungo le coste di Gonnesa, poco a sud della spiaggia di Funtanamare, si stendono le dune, le spiaggette e
le scogliere di Porto Paglia, dominate dalle stupende architetture dell’omonima Tonnara.
Non lontano dalla
tonnara si trova la spiaggia di Is Arenas, con le vaste dune retrostanti, che prosegue verso nord formando
con Funtanamare uno splendido arenile lungo circa 4 Km.
La costa, verso sud, è invece più alta e rocciosa:
qui sorge, su uno scoglio lambito dalle onde che ha circa le stesse dimensioni dell’edificio, l’antica chiesetta
dei tonnarotti, l’unica in Sardegna cui si possa accedere direttamente da una barca, che può essere ancorata
alla minuscola banchina del “sagrato”. Per raggiungerla a piedi si passa attraverso un basso fondale marino,
saltando da uno scoglio all’altro.
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Isola di San Pietro 25 km
Uno dei tratti più originali e inaspettati di tutte le coste sarde è certamente quello che ritroviamo
nell’isola di San Pietro, di cui però sono da evidenziare anche la particolare origine degli abitanti
(genovesi, ma giunti nel 1738 dall’isola di Tabarka in Tunisia) e la gradevolissima impronta urbanistica
della cittadina-capoluogo (Carloforte).
Una lunga serie di fenomeni legati al vulcanismo di antiche ere geologiche ha dunque determinato la particolare conformazione morfologica del tratto
settentrionale dell’isola, dove sono da citare le insenature di Cala Lunga e di Cala di Mamerosso, dalle alte pareti di rossa roccia trachitica; il
vasto ingresso della Grotta delle Oche, tanto profonda da poter essere visitata in barca; le Tacche Bianche, grandi banchi di chiari tufi vulcanici;
e la splendida Cala Vinagra, con l’isolotto omonimo e la ben riparata insenatura, sparsa di scogli e grossi ciottoli arrotondati.
La Cala Fico si trova invece all’estremità nord-occidentale dell’isola di S. Pietro, ed è certamente la più bella. Limitata da alte e ripide pareti,
è piuttosto estesa. Le rocce sono il risultato dei fenomeni erosivi dell’acqua e del vento sulle morbide trachiti grigie, che formano anche il vasto
gruppo di accidentate colline dell’entroterra, sparso di boschetti di pini d’Aleppo e traforato da miniere, soprattutto di ocra e manganese, abbandonate
dal secondo dopoguerra.
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Le dune di Piscinas 45 km
Nelle coste sud-occidentali della Sardegna, ad Arbus, si possono ammirare due meravigliosi angoli
dove domina un’intatta natura, di aspetto desertico: le dune di Piscinas, cuore della Costa Verde,
e le dune di Pistis-Torre dei Corsari.
La forza del vento di maestrale, infatti, ha poderosamente spinto verso l’entroterra le sabbie accumulate dal mare sulla costa, formando “colline”
alte anche più di trenta metri. La sabbia gialla e finissima, le “onde” disegnate dal vento, e pochi alberi contorti e rinsecchiti dalla siccità,
testimoniano il particolare clima della regione, paragonabile quasi a quello di un “piccolo Sahara”.
A Piscinas-Ingurtosu una passeggiata fra le dune, possibilmente all’alba o al tramonto per sfuggire alla calura dei mesi estivi, oppure fuori
stagione, consente di godere completamente del meraviglioso panorama. Il colore candido e dorato della sabbia tende a contrastare fortemente con
il paesaggio circostante, dove risalta il verde della fitta macchia mediterranea che ricopre le colline sui tre lati dell’entroterra (nord, est e sud).
Il mare, sul lato ovest, bagna oltre due chilometri di spiaggia solitaria.
Le stesse caratteristiche si rivelano nell’altro settore dunale, che ha dimensioni un po’ inferiori; inoltre ai lati estremi, sud e nord, sorgono
i due centri turistici di Torre dei Corsari e Pistis, in ogni caso ben distanti fra loro. L’area appare ugualmente solitaria e selvaggia, in questo
tratto di costa, posto poco più a nord di Piscinas. Is Arenas ‘e S’Acqua ‘e S’Ollastu (le sabbie della sorgente dell’olivastro) è il lungo e poetico
nome di queste dune.